MISSION

La nostra impresa sociale nasce per rispondere in maniera seria e concreta alla domanda di lavoro qualificato proveniente da persone che vivono parentesi della loro vita all’interno di luoghi di pena. Il nostro obiettivo è offrire servizi di alta qualità alle aziende, attraverso proposte credibili e un approccio al lavoro serio, impegnato e puntuale.

Sviluppiamo attività lavorative all’interno della II Casa di Reclusione di Milano a Bollate per offrire opportunità di riscatto a chi ha incontrato il carcere durante il proprio percorso di vita. Promuoviamo il lavoro quale strumento per valorizzare il tempo della pena, contribuendo alla costruzione di professionalità e attitudine al lavoro dei nostri soci lavoratori, fattori fondamentali per consentire di cambiare il proprio stile di vita dopo il periodo della detenzione.

Perseguiamo l’obiettivo di fornire ai soci lavoratori opportunità di formazione professionale e la possibilità di provvedere al sostentamento proprio e della propria famiglia attraverso una politica di equa e commisurata remunerazione nel pieno rispetto di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro applicato alle Cooperative sociali.

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MISSION

La nostra impresa sociale nasce per rispondere in maniera seria e concreta alla domanda di lavoro qualificato proveniente da persone che vivono parentesi della loro vita all’interno di luoghi di pena. Il nostro obiettivo è offrire servizi di alta qualità alle aziende, attraverso proposte credibili e un approccio al lavoro serio, impegnato e puntuale.

Sviluppiamo attività lavorative all’interno della II Casa di Reclusione di Milano a Bollate per offrire opportunità di riscatto a chi ha incontrato il carcere durante il proprio percorso di vita. Promuoviamo il lavoro quale strumento per valorizzare il tempo della pena, contribuendo alla costruzione di professionalità e attitudine al lavoro dei nostri soci lavoratori, fattori fondamentali per consentire di cambiare il proprio stile di vita dopo il periodo della detenzione.

Perseguiamo l’obiettivo di fornire ai soci lavoratori opportunità di formazione professionale e la possibilità di provvedere al sostentamento proprio e della propria famiglia attraverso una politica di equa e commisurata remunerazione nel pieno rispetto di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro applicato alle Cooperative sociali.

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LA STORIA

2020

A inizio anno bee.4 sancisce una nuova collaborazione con un operatore del settore energia per i servizi di customer care e back office impegnando 6 operatori nelle attività.

2019

In primavera bee.4 dà avvio ad una nuova importante collaborazione con un’azienda del settore energia, impegnando 8 operatori. Pochi mesi dopo vengono affidate attività di customer care da parte di un importante player del settore energia, per complessivi 12 operatori

2018

bee.4 implementa nuove attività di customer service nel settore energia

2017

La Cooperativa sviluppa il progetto progetto Second chance per il ricondizionamento di attrezzature professionali per il mondo del caffè con 12 addetti e due esperti del settore

2016

bee.4 incrementa e consolida il lavoro nel settore del controllo di qualità per conto di un importante gruppo di imprese del settore gomma/plastica impegnando 25 addette e due persone esterne. Nei primi mesi estivi rileva una significativa attività di customer service per un operatore del settore telecomunicazioni occupando 36 addetti oltre a 4 operatori di staff

2015

bee.4 sviluppa il primo progetto strutturato di customer service nel settore energia e contribuisce alla costituzione del Consorzio Viale dei Mille di Milano

2014

Durante tutto l’anno la Cooperativa cresce e si specializza nelle attività in cui è impegnata all’interno della II casa di Reclusione di Milano, dalle attività di business process outsourcing, alla rigenerazione di macchine professionali del mondo caffè e settore vending, fino all’ assemblaggio e controllo qualità

2013

Ad aprile i soci fondatori costituiscono a Milano la Cooperativa sociale bee.4 altre menti con in mente un’idea di impresa sociale che avvicini il percorso di detenzione alla finalità rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Pochi mesi dopo bee.4 impegna  tre persone nel settore dell’assemblaggio e tre operatori nei primi servizi di natura telefonica. A fine anno sviluppa le prime attività di customer service nel settore energia

IL LAVORO IN CARCERE

Nel 1945 i padri costituenti definirono l’orizzonte di senso del fenomeno punitivo. Tutta la legislazione successiva al riconoscimento di questo principio avrebbe dovuto tentare di elaborare soluzioni per dare un senso ai percorsi penali, impegnandosi per aprire spazi nella direzione del reinserimento sociale delle persone condannate.
Le carceri del nostro paese accolgono ogni giorno circa 60.000 persone. Le ricerche condotte su questo argomento ci dicono che il carcere di per sé non è in grado di costruire soluzioni per assicurare un futuro migliore per le persone condannate, anzi semmai si verifica il contrario. Senza interventi specifici, senza strumenti capaci di intervenire sulle abitudini dei singoli, tre persone su quattro, esaurito il periodo di tempo della condanna, una volta liberi, tornano a compiere reati. Se invece durante il periodo della pena si realizzano inserimenti in percorsi di formazione e lavoro offrendo effettive opportunità di crescita professionale, questo dato crolla a poco più del dieci per cento. Purtroppo il numero di persone che lavorano in carcere è ancora troppo basso. Sono meno di mille i detenuti che lavorano alle dipendenze di imprese private svolgendo compiti e attività legate al mercato esterno.
Il lavoro in carcere rappresenta uno degli strumenti più capaci di riavvicinare la pena alle finalità previste dalla costituzione. Lavorare in carcere occupa il tempo della pena in maniera costruttiva, contribuisce a sviluppare professionalità e attitudine al lavoro, stimola le persone consentendo di non morire di ozio e permette di sostenere le famiglie all’esterno.
Nelle carceri in cui si lavora i problemi disciplinari sono meno frequenti, le persone hanno modo di potersi dedicare ad altro che non alle dinamiche tipiche della vita di sezione. Inoltre l’incidenza dei gesti di autolesionismo è molto più bassa, l’attività della polizia penitenziaria è più fluida ed in un contesto di questo tipo è più facile far emergere le condizioni per un cambiamento. Lavorare in carcere è un’idea vincente per tutti.

IL LAVORO IN CARCERE

Nel 1945 i padri costituenti definirono l’orizzonte di senso del fenomeno punitivo. Tutta la legislazione successiva al riconoscimento di questo principio avrebbe dovuto tentare di elaborare soluzioni per dare un senso ai percorsi penali, impegnandosi per aprire spazi nella direzione del reinserimento sociale delle persone condannate.
Le carceri del nostro paese accolgono ogni giorno circa 60.000 persone. Le ricerche condotte su questo argomento ci dicono che il carcere di per sé non è in grado di costruire soluzioni per assicurare un futuro migliore per le persone condannate, anzi semmai si verifica il contrario. Senza interventi specifici, senza strumenti capaci di intervenire sulle abitudini dei singoli, tre persone su quattro, esaurito il periodo di tempo della condanna, una volta liberi, tornano a compiere reati. Se invece durante il periodo della pena si realizzano inserimenti in percorsi di formazione e lavoro offrendo effettive opportunità di crescita professionale, questo dato crolla a poco più del dieci per cento. Purtroppo il numero di persone che lavorano in carcere è ancora troppo basso. Sono meno di mille i detenuti che lavorano alle dipendenze di imprese private svolgendo compiti e attività legate al mercato esterno.
Il lavoro in carcere rappresenta uno degli strumenti più capaci di riavvicinare la pena alle finalità previste dalla costituzione. Lavorare in carcere occupa il tempo della pena in maniera costruttiva, contribuisce a sviluppare professionalità e attitudine al lavoro, stimola le persone consentendo di non morire di ozio e permette di sostenere le famiglie all’esterno.
Nelle carceri in cui si lavora i problemi disciplinari sono meno frequenti, le persone hanno modo di potersi dedicare ad altro che non alle dinamiche tipiche della vita di sezione. Inoltre l’incidenza dei gesti di autolesionismo è molto più bassa, l’attività della polizia penitenziaria è più fluida ed in un contesto di questo tipo è più facile far emergere le condizioni per un cambiamento. Lavorare in carcere è un’idea vincente per tutti.