Studenti MBA del Politecnico di Milano incontrano gli operatori bee.4 a Bollate

Il 14 marzo abbiamo ospitato all’interno della Casa di Reclusione di Bollate un gruppo di studenti MBA del Politecnico di Milano, accompagnati dal Professor Emilio Bellini, per una giornata di visita e confronto con i nostri operatori e con alcune aziende partner.
L’incontro si è sviluppato tra visita agli spazi di lavoro, momenti di racconto diretto e dialogo aperto, ed è stato impreziosito dalla testimonianza di Pierpaolo Mezzanotte, Head of Business Integration di Repower, nostro partner. Un’occasione per entrare in contatto con una realtà spesso osservata da fuori e per interrogarsi su cosa significhi davvero lavoro, responsabilità e possibilità di cambiamento in un contesto come quello carcerario.
Durante la giornata sono emerse riflessioni profonde, che hanno attraversato sia chi è entrato da visitatore sia chi vive e lavora quotidianamente questi spazi.

Renato, un nostro operatore, ci ha detto a fine giornata: “Lo sguardo dei visitatori, inizialmente carico di curiosità e timore, si è lentamente trasformato in una luce nuova, più umana. Credo siano riusciti a percepire non solo mani impegnate con professionalità, la potenza riabilitativa del lavoro, ma cuori e menti che cercano una strada diversa. Ho percepito un’emozione inattesa: quella rara empatia che nasce quando ci si riconosce simili, oltre ogni pregiudizio. Credo se ne siano andati con un pensiero nuovo nel cuore: il cambiamento esiste, quando qualcuno sceglie di crederci davvero. E anche a me ha fatto molto bene alla mente e al cuore. Iniezione di forza e fiducia.”

Vincenzo, che lavora da oltre un anno sulla commessa Repower, nel corso dell’evento ha letto un intervento sentito e commosso, che vogliamo riportare per intero: “Oggi per me non è un semplice intervento. È un momento che racchiude un percorso che abbiamo costruito insieme alla squadra, passo dopo passo, con impegno, fiducia e tanta voglia di crescere.
Nulla di ciò che racconterò è stato scontato o facile, ma ogni traguardo ha avuto un valore enorme nella mia vita.
Grazie alla cooperativa bee.4, dopo una lunga formazione impegnativa e professionale, abbiamo iniziato una collaborazione che ci ha portati per quanto mi riguarda a lavorare con la committente Repower su una prima lavorazione in start pp. Era un test, un modo per valutare le nostre capacità commerciali e operative.
E noi quella prova l’abbiamo sentita forte, perché lavorare in Art. 20 O.P. significa affrontare ogni giorno restrizioni operative, soprattutto tecnologiche, che fanno parte della nostra realtà.
Ma nonostante questo, abbiamo scelto di metterci tutto.
I risultati sono stati positivi, e questo ha portato il committente ad affidarci una seconda lavorazione, poi una terza, poi una quarta. Ogni volta un passo in più, ogni volta una sfida nuova, ogni volta un segnale chiaro: “state facendo bene”.
Per diversi mesi ho gestito le lavorazioni di Repower da solo, ma non mi sono mai sentito davvero solo. Dietro ogni attività c’era una squadra che mi sosteneva, che credeva in me, che mi dava gli strumenti per affrontare ogni difficoltà.
Quando il lavoro viene apprezzato, quando arrivano feedback sulla velocità, sulla puntualità, sulla precisione… la fatica si trasforma in energia. E quell’energia non è mai solo mia: è il frutto di un percorso condiviso.
Un momento per me molto significativo è stato quando il committente ha deciso di inserire una nuova figura a supporto, lasciandomi la lavorazione più complessa. Quella scelta non è stata solo una conferma personale, ma anche un riconoscimento del lavoro di tutta la squadra che mi ha formato, guidato e accompagnato.
È stato un modo per dirci: “abbiamo visto il vostro impegno, abbiamo visto i vostri risultati, e crediamo in voi”.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza alcune persone e realtà che voglio ringraziare apertamente.
Un primo ringraziamento va alla cooperativa bee.4 e a tutto lo staff. È grazie a loro se questo percorso è iniziato. Ci hanno dato una possibilità concreta, reale, in un momento della vita in cui le possibilità non sono mai scontate.
Ci hanno formato, accompagnato, insegnato a muoverci in un mondo professionale completamente nuovo soprattutto per me.
Hanno creduto che potessimo imparare, crescere, migliorare. E questo ha fatto la differenza.
Per me, il lavoro in carcere ha un valore enorme. Non è solo un modo per occupare il tempo.
È un ponte: tra quello che sei stato e quello che puoi diventare. “Tra un passato che non puoi cambiare e un futuro che puoi ancora costruire”.
Il lavoro restituisce dignità, responsabilità, ritmo. Ti fa sentire parte di qualcosa. Ti ricorda che puoi essere utile, che puoi contribuire, che puoi crescere. E soprattutto ti dà una prospettiva.
Un ringraziamento speciale va a Marco e Federica, i primi referenti bee.4 con cui ho parlato nel colloquio conoscitivo. Grazie per la fiducia e per l’opportunità.
Un altro ringraziamento particolare va al mio team leader di bee.4, Roberto. Fin dal primo incontro ha visto qualcosa in me, mi ha guidato, sostenuto, corretto quando serviva, e soprattutto mi ha dato fiducia.
E la fiducia, in un percorso come questo, vale più di qualsiasi altra cosa.
Voglio ringraziare anche i team leader del committente: Valentina, Safia, Pierpaolo. E in modo particolare Mariangela, per la sua disponibilità, la pazienza, la capacità di spiegare, formare e motivare.
Con lei non mi sono mai sentito “quello che deve recuperare”, ma sempre “quello che può farcela”. E questo cambia tutto.
La committente Repower ha scelto di guardare alle nostre capacità, non alle nostre condizioni. Ha scelto di vedere i professionisti, non la situazione.
Ha scelto di darci fiducia, e di rinnovarla ogni volta.
Questa collaborazione non è solo lavoro. È un percorso di crescita. È la dimostrazione che, quando qualcuno ti dà una possibilità, insieme puoi trasformarla in qualcosa di grande.
E noi continueremo a impegnarci con la stessa dedizione, con la stessa cura, con la stessa voglia di fare bene che abbiamo avuto dal primo giorno.
Il nostro lavoro è fatto di ascolto, precisione, relazione. È un lavoro commerciale, ma anche umano: richiede attenzione al dettaglio, capacità di comunicare, di capire le esigenze del cliente e trasformarle in azioni concrete.
In bee.4 abbiamo trovato un ambiente che ti mette alla prova, che ti sostiene, che ti chiede impegno, serietà, puntualità, ma che ti restituisce fiducia.
E questo fa la differenza.
Voglio ringraziare ancora bee.4, i team leader, il committente. Questa collaborazione è un percorso di crescita condiviso. È la prova che, quando qualcuno crede in te, noi possiamo trasformare quella fiducia in qualcosa di straordinario.
Continueremo a impegnarci con la stessa dedizione, con la stessa cura, con la stessa voglia di fare bene.
Perché la fiducia non è un regalo: è un patto. E noi vogliamo onorarlo, ogni giorno.”

E infine Stefano, oggi Team Leader, che ha raccontato un percorso fatto di fatica e di un senso di responsabilità ritrovato dopo aver dovuto ricominciare da capo:
“Prima di tutto, vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di parlare oggi e di condividere la mia esperienza. Per me è davvero significativo essere qui e poter raccontare cosa rappresenta questa realtà.
C’è una sensazione, più di tutte, che mi è rimasta nei primi mesi qui a Bollate: la solitudine.
Centinaia di persone intorno, eppure nessun volto familiare. Imbarazzo, paura, ansia. Ti mancano la famiglia, gli amici, e inizi a riflettere su tutto.
In questa situazione il tempo, in modo strano, inizia a lavorare a tuo favore.
Quando ho iniziato il mio percorso in questa realtà, stavo attraversando un momento molto difficile, sia a livello professionale sia personale.
L’opportunità che mi è stata data non è stata solo una svolta professionale concreta, ma soprattutto una possibilità profonda di ricominciare.
Fin dall’inizio ho avuto la possibilità di parlare con persone che hanno capito subito come mi sentivo. Non si sono limitate ad ascoltare, ma hanno cercato davvero di supportarmi.
Quella empatia mi ha spinto a rimettermi in gioco completamente.
Aver perso il lavoro che amavo fuori aveva distrutto la mia autostima. Ricostruire quello che si era rotto sembrava quasi impossibile.
Già nella fase di formazione ho trovato un grande valore. Poter dedicare il mio tempo a imparare qualcosa di concreto e orientato al futuro mi ha dato un senso in un momento in cui ne avevo davvero bisogno.
Non era solo studiare, era sentire che stavo ricostruendo qualcosa.
Entrando nel lavoro ho sviluppato competenze nuove e complesse. I miei responsabili hanno riconosciuto il mio contributo e mi hanno affidato responsabilità crescenti.
Quel riconoscimento ha avuto un impatto profondo su di me. Mi ha aiutato a ritrovare fiducia e a riscoprire capacità in cui non credevo più.
Ma ciò che ha reso davvero importante questa esperienza è stata anche la dimensione umana. Ho trovato colleghi competenti, aperti al dialogo e disponibili.
Un ambiente basato sul rispetto e sulla fiducia reciproca cambia tutto, sia per il benessere quotidiano sia per la qualità del lavoro.
Questa esperienza mi ha insegnato che un’azienda non è solo un luogo dove si lavora. Può diventare un luogo dove riscoprirsi, dove tornare a credere in sé stessi e costruire qualcosa di significativo.
È possibile trovare felicità in carcere?
Oggi so che la felicità non dipende dal luogo in cui ti trovi. Può esistere ovunque.
Oggi sono qui con gratitudine e con un forte senso di responsabilità.”

L’incontro si è chiuso con un momento di dialogo diretto tra studenti, operatori e partner, in cui le domande sono diventate sempre più personali e profonde
Giornate come questa non esauriscono il loro senso nel tempo che occupano. Continuano nelle domande che restano e nelle scelte che ognuno porta con sé fuori da qui.



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